La rivista che con questo fascicolo comincia a esistere si propone come strumento di ricerca e luogo di discussione sui temi concernenti le dottrine (esplicite e implicite) sul segno e sul linguaggio, in chiave contemporaneamente storica e teorica. In questa prospettiva sia il primo che il secondo numero saranno dedicati ad una serie particolare di teorie semiotiche e linguistiche che, a partire dall’antichità classica, attraverso vari processi di continuità, rottura, trasformazione, hanno contribuito a configurare una parte importante del nostro panorama intellettuale contemporaneo.

Il progetto di Blityri nasce infatti dalla constatazione, da una parte, dell’importanza strategica della dimensione storica e storico-teorica nell’ambito di ricerca tipico della semiotica e della filosofia del linguaggio; dall’altra, dello spazio limitato che a questo tipo di ricerca viene attualmente riservato nella pubblicistica di settore, particolarmente (ed è un po’ un paradosso) nel nostro paese, così ricco di tradizione negli studi storici. E ciò, malgrado siano numerosi, per quantità e qualità, i lavori di storia delle idee linguistiche e semiotiche opera di ricercatori italiani, che non per caso trovano spesso collocazione in riviste di altre aree disciplinari, oltre che, come è naturale e auspicabile che continui a accadere, in sedi internazionali specializzate. Del resto, il filone storico-teorico degli studi semiotici e filosofico-linguistici si presenta come ricco di interconnessioni con altre aree degli studi sia filosofici e filosofico-sociali (storia della filosofia e della filosofia della scienza, antropologia culturale, sociologia ecc.) sia, naturalmente, linguistici (filologia classica e moderna, linguistica generale e glottologia, storia della lingua italiana), delineando un pubblico potenziale, oltre che un bacino autoriale, di non piccole dimensioni.

Si vuole offrire a questo pubblico di lettori e potenziali collaboratori una rivista che proponga, per un verso, ricerche originali di area (privilegiando una struttura semi-monografica dei singoli numeri), per un altro mezzi di informazione scientifica e di aggiornamento bibliografico sistematico che ne rendano a vari livelli utile la consultazione. L’auspicio è quello di contribuire a costruire un luogo di aggregazione sia di istanze metodologiche, sia di concrete ricerche in corso, che per un verso dia maggiore autonomia e riconoscibilità al lavoro storico in ambito semiotico e filosofico-linguistico, per un altro solleciti e rafforzi la collaborazione con chi, da settori vicini (dalla storia della filosofia alla storia della linguistica e della logica, dalla filologia classica alla storia della scienza), vede nel pensiero linguistico-semiotico un terreno proficuo per l’inchiesta filosofica.

In questa prospettiva, cercheremo di seguire un percorso non chiusamente disciplinare o settoriale, convinti come siamo che spesso istanze teoriche di massimo rilievo si situano ai margini dei saperi codificati dalle accademie (e dalle mode); di qui l’attenzione che ci si sforzerà di riservare all’intreccio fra le idee e le teorie (espresse o implicite) da una parte, e dall’altra le pratiche sociali (educazione, politica ecc.), professionali e scientifiche (dalla medicina ai vari ambiti della comunicazione, inclusa quella religiosa) che hanno impegnato e impegnano risorse simboliche.

Nell’avviare questa iniziativa editoriale (a cadenza semestrale, con la possibilità di costruire numeri doppi a cadenza annuale, in ragione di specifiche esigenze, e con l’auspicabile complemento di risorse elettroniche) siamo ovviamente ben consapevoli di sfidare le enormi difficoltà che si frappongono oggi, in Italia, a chiunque desideri continuare a fare ricerca, particolarmente nel settore umanistico. D’altro lato, una nuova rivista specializzata, a carattere storico- teorico, si situa in un contesto internazionale in cui sono attive da molti anni testate autorevoli (ricordiamo le maggiori: Historiographia Linguistica [1974-], Histoire épistemologie langage [1979-], Beitraege zur Geschichte der Sprachwissenschaft [1991-]), che mettono la dimensione storica al centro dei propri interessi. Non intendendo sovrapporsi a queste pubblicazioni, Blityri esplorerà soprattutto un territorio semiotico e filosofico-linguistico, quello che a nostro avviso più favorisce lo scambio di esperienze e conoscenze coi settori limitrofi di cui abbiamo detto. Anche sul piano della ricerca internazionale, quindi, nostro obiettivo è soprattutto quello di arricchire e integrare l’offerta scientifica e le opportunità di circolazione delle idee, mettendo a frutto, speriamo, quella convinzione dell’inseparabilità di storia e teoria che abbiamo appreso dai nostri maestri diretti.

Due parole sui primi due fascicoli della rivista, che usciranno a breve distanza l’uno all’altro. Il primo numero concerne ricerche su teorie semiotiche e linguistiche che hanno la loro origine nell’antichità classica: le definizioni delle nozioni rispettive di «segno » e di «simbolo»; i dibattiti sulla loro natura e sui modi di costruzione dell’inferenza semiotica; la conoscenza debole attraverso il verisimile, utile nelle situazioni di incertezza; i problemi antichi dell’interpretazione, della traduzione e della comunicazione; la conoscenza della dimensione interiore attraverso i segni fisiognomici; la teoria della definizione e la possibilità di un’analisi componenziale del senso tra Platone ed Aristotele; le teorie fonico-grafiche del linguaggio e quelle organizzate a partire dalla dimensione significante.

Il secondo numero è invece centrato su ricerche che concernono aspetti collegati all’onda lunga che le teorie antiche hanno prodotto attraverso il tempo per arrivare alla contemporaneità: la ripresa e il rimodellamento, a partire dalla tarda antichità fino al Rinascimento, della nozione di simbolo; la rilettura e l’uso in chiave medica delle nozioni aristoteliche di lettera e di articolazione nel Cinquecento; la riflessione sulla nozione di metafora; gli approfondimenti sull’interrelazione tra linguaggio e natura umana tra Sette e Ottocento e il loro rapporto sia con il tema dell’origine del linguaggio, sia con quello delle sue forme primordiali, come il condillacchiano «linguaggio d’azione».

Concludendo, o meglio, prima di cominciare, siano ringraziati i colleghi e amici di varie università, italiane e straniere, che hanno accettato di fare parte del Consiglio scientifico della rivista o del suo Comitato di lettura, permettendoci così di allinearci alle oggi condivise esigenze di controllo e pubblicità dei criteri di selezione editoriale, e al metodo della peer review che ne è una necessaria articolazione. Un ulteriore ringraziamento è dovuto all’editore, nella persona di Alessandra Borghini, che in tempi così avari ha creduto nel progetto e ha accettato di realizzarlo.

 

Due parole sul titolo scelto per la rivista: blityri è un termine appartenente alla filosofia del linguaggio degli Stoici, citato come esempio di un’espressione priva di senso, anche se articolata; in sostanza una lexis contrapposta ad un logos, espressione, quest’ultima, non solo articolata, ma anche sempre pienamente dotata di significato. Riportata inizialmente da Diogene Laerzio (Vitae philosophorum, 7, 57, 5) e da Galeno (in più passi del De differentia pulsuum e nel De methodo medendi, 10, 144, 11, ed. Kühn) la strana e anomala espressione ha continuato ad essere riproposta da quasi tutti gli autori dell’antichità e del Medioevo che si sono occupati di linguaggio, riuscendo persino, in un’epoca più vicina a noi, a stimolare la curiosità di Giacomo Leopardi (Zibaldone, p. 43). Vogliamo sperare che susciti nei lettori la stessa ambivalenza con cui risuona nei nostri pensieri: «bedeutungsloser Klang» (come traduce una studiosa recente), va bene, ma anche, e proprio per questo, ricerca e spazio di un senso possibile.

Published: 2017-11-02

Full Issue