• Segni e lingue tra tradizione classica e modernità
    Vol 1 (2012)

    La rivista che con questo fascicolo comincia a esistere si propone come strumento di ricerca e luogo di discussione sui temi concernenti le dottrine (esplicite e implicite) sul segno e sul linguaggio, in chiave contemporaneamente storica e teorica. In questa prospettiva sia il primo che il secondo numero saranno dedicati ad una serie particolare di teorie semiotiche e linguistiche che, a partire dall’antichità classica, attraverso vari processi di continuità, rottura, trasformazione, hanno contribuito a configurare una parte importante del nostro panorama intellettuale contemporaneo.

    Il progetto di Blityri nasce infatti dalla constatazione, da una parte, dell’importanza strategica della dimensione storica e storico-teorica nell’ambito di ricerca tipico della semiotica e della filosofia del linguaggio; dall’altra, dello spazio limitato che a questo tipo di ricerca viene attualmente riservato nella pubblicistica di settore, particolarmente (ed è un po’ un paradosso) nel nostro paese, così ricco di tradizione negli studi storici. E ciò, malgrado siano numerosi, per quantità e qualità, i lavori di storia delle idee linguistiche e semiotiche opera di ricercatori italiani, che non per caso trovano spesso collocazione in riviste di altre aree disciplinari, oltre che, come è naturale e auspicabile che continui a accadere, in sedi internazionali specializzate. Del resto, il filone storico-teorico degli studi semiotici e filosofico-linguistici si presenta come ricco di interconnessioni con altre aree degli studi sia filosofici e filosofico-sociali (storia della filosofia e della filosofia della scienza, antropologia culturale, sociologia ecc.) sia, naturalmente, linguistici (filologia classica e moderna, linguistica generale e glottologia, storia della lingua italiana), delineando un pubblico potenziale, oltre che un bacino autoriale, di non piccole dimensioni.

    Si vuole offrire a questo pubblico di lettori e potenziali collaboratori una rivista che proponga, per un verso, ricerche originali di area (privilegiando una struttura semi-monografica dei singoli numeri), per un altro mezzi di informazione scientifica e di aggiornamento bibliografico sistematico che ne rendano a vari livelli utile la consultazione. L’auspicio è quello di contribuire a costruire un luogo di aggregazione sia di istanze metodologiche, sia di concrete ricerche in corso, che per un verso dia maggiore autonomia e riconoscibilità al lavoro storico in ambito semiotico e filosofico-linguistico, per un altro solleciti e rafforzi la collaborazione con chi, da settori vicini (dalla storia della filosofia alla storia della linguistica e della logica, dalla filologia classica alla storia della scienza), vede nel pensiero linguistico-semiotico un terreno proficuo per l’inchiesta filosofica.

    In questa prospettiva, cercheremo di seguire un percorso non chiusamente disciplinare o settoriale, convinti come siamo che spesso istanze teoriche di massimo rilievo si situano ai margini dei saperi codificati dalle accademie (e dalle mode); di qui l’attenzione che ci si sforzerà di riservare all’intreccio fra le idee e le teorie (espresse o implicite) da una parte, e dall’altra le pratiche sociali (educazione, politica ecc.), professionali e scientifiche (dalla medicina ai vari ambiti della comunicazione, inclusa quella religiosa) che hanno impegnato e impegnano risorse simboliche.

    Nell’avviare questa iniziativa editoriale (a cadenza semestrale, con la possibilità di costruire numeri doppi a cadenza annuale, in ragione di specifiche esigenze, e con l’auspicabile complemento di risorse elettroniche) siamo ovviamente ben consapevoli di sfidare le enormi difficoltà che si frappongono oggi, in Italia, a chiunque desideri continuare a fare ricerca, particolarmente nel settore umanistico. D’altro lato, una nuova rivista specializzata, a carattere storico- teorico, si situa in un contesto internazionale in cui sono attive da molti anni testate autorevoli (ricordiamo le maggiori: Historiographia Linguistica [1974-], Histoire épistemologie langage [1979-], Beitraege zur Geschichte der Sprachwissenschaft [1991-]), che mettono la dimensione storica al centro dei propri interessi. Non intendendo sovrapporsi a queste pubblicazioni, Blityri esplorerà soprattutto un territorio semiotico e filosofico-linguistico, quello che a nostro avviso più favorisce lo scambio di esperienze e conoscenze coi settori limitrofi di cui abbiamo detto. Anche sul piano della ricerca internazionale, quindi, nostro obiettivo è soprattutto quello di arricchire e integrare l’offerta scientifica e le opportunità di circolazione delle idee, mettendo a frutto, speriamo, quella convinzione dell’inseparabilità di storia e teoria che abbiamo appreso dai nostri maestri diretti.

    Due parole sui primi due fascicoli della rivista, che usciranno a breve distanza l’uno all’altro. Il primo numero concerne ricerche su teorie semiotiche e linguistiche che hanno la loro origine nell’antichità classica: le definizioni delle nozioni rispettive di «segno » e di «simbolo»; i dibattiti sulla loro natura e sui modi di costruzione dell’inferenza semiotica; la conoscenza debole attraverso il verisimile, utile nelle situazioni di incertezza; i problemi antichi dell’interpretazione, della traduzione e della comunicazione; la conoscenza della dimensione interiore attraverso i segni fisiognomici; la teoria della definizione e la possibilità di un’analisi componenziale del senso tra Platone ed Aristotele; le teorie fonico-grafiche del linguaggio e quelle organizzate a partire dalla dimensione significante.

    Il secondo numero è invece centrato su ricerche che concernono aspetti collegati all’onda lunga che le teorie antiche hanno prodotto attraverso il tempo per arrivare alla contemporaneità: la ripresa e il rimodellamento, a partire dalla tarda antichità fino al Rinascimento, della nozione di simbolo; la rilettura e l’uso in chiave medica delle nozioni aristoteliche di lettera e di articolazione nel Cinquecento; la riflessione sulla nozione di metafora; gli approfondimenti sull’interrelazione tra linguaggio e natura umana tra Sette e Ottocento e il loro rapporto sia con il tema dell’origine del linguaggio, sia con quello delle sue forme primordiali, come il condillacchiano «linguaggio d’azione».

    Concludendo, o meglio, prima di cominciare, siano ringraziati i colleghi e amici di varie università, italiane e straniere, che hanno accettato di fare parte del Consiglio scientifico della rivista o del suo Comitato di lettura, permettendoci così di allinearci alle oggi condivise esigenze di controllo e pubblicità dei criteri di selezione editoriale, e al metodo della peer review che ne è una necessaria articolazione. Un ulteriore ringraziamento è dovuto all’editore, nella persona di Alessandra Borghini, che in tempi così avari ha creduto nel progetto e ha accettato di realizzarlo.

     

    Due parole sul titolo scelto per la rivista: blityri è un termine appartenente alla filosofia del linguaggio degli Stoici, citato come esempio di un’espressione priva di senso, anche se articolata; in sostanza una lexis contrapposta ad un logos, espressione, quest’ultima, non solo articolata, ma anche sempre pienamente dotata di significato. Riportata inizialmente da Diogene Laerzio (Vitae philosophorum, 7, 57, 5) e da Galeno (in più passi del De differentia pulsuum e nel De methodo medendi, 10, 144, 11, ed. Kühn) la strana e anomala espressione ha continuato ad essere riproposta da quasi tutti gli autori dell’antichità e del Medioevo che si sono occupati di linguaggio, riuscendo persino, in un’epoca più vicina a noi, a stimolare la curiosità di Giacomo Leopardi (Zibaldone, p. 43). Vogliamo sperare che susciti nei lettori la stessa ambivalenza con cui risuona nei nostri pensieri: «bedeutungsloser Klang» (come traduce una studiosa recente), va bene, ma anche, e proprio per questo, ricerca e spazio di un senso possibile.

  • Segni e lingue tra tradizione classica e moderna
    Vol 1 No 1 (2012)

    La prima annata di Blityri è stata dedicata a un’esplorazione per campioni di quell’immenso territorio rappresentato, per la storia delle idee sui segni e le lingue, dal nesso (fatto di anticipazioni, ritorni e sviluppi, elementi comuni, tensioni) fra classicità e modernità. Se nel primo fascicolo l’obiettivo è stato puntato sulla fase antica di questo dialogo, il secondo fascicolo (con l’eccezione di una incursione nella storia del concetto di ‘simbolo’ in età tardoantica nel saggio di Stefania Bonfiglioli e di un parallelo stabilito nel saggio di Fabio Stella tra età antica ed epoca contemporanea) focalizza invece autori e testi della modernità, grosso modo fra gli inizi del Seicento e gli inizi del Novecento. La scelta dei temi esemplifica pertanto, seguendo percorsi anche molto diversi, alcune possibili scansioni del nesso classicità/modernità. Girolamo Fabrici di Acquapendente, anatomista e chirurgo (studiato da Maria Fusco e Michela Tardella), utilizza la strumentazione dell’Aristotele biologo e naturalista per un’avanzata analisi dei meccanismi dell’articolazione linguistica, anticipando quel sodalizio fra medicina, filosofia e pensiero linguistico che sarà una delle direttrici del dibattito fino almeno a tutto il Settecento. Il caso di Victor, celeberrimo ragazzo “selvaggio” dell’Aveyron (studiato da Alessandro Prato), illustra attraverso il lavoro di Itard, un’ulteriore forma di tale sodalizio, che ha assunto ormai i connotati di una indagine sperimentale intorno alle condizioni di possibilità del linguaggio, al suo fondamento della storia naturale dell’essere umano: quella cui rimandava già Condillac (qui riletto da Arturo Martone), la cui teoria del langage d’action riveste oggi un interesse particolare, essendo tornata d’attualità nei modelli evolutivi from hand to mouth, suggeriti già da Leroi-Gouhran negli anni Sessanta e ultimamente rilanciati su vasta scala dallo studioso neozelandese Michael Corballis. Segue un articolo di Stefano Gensini che chiama in causa, riandando, ancora una volta, alle radici aristoteliche (nella Poetica e nella Retorica), uno dei concetti centrali della linguistica e stilistica leopardiana, quello di ‘pellegrino’, presupposto di un approccio alquanto originale all’indeterminatezza del linguaggio (le idee linguistiche di Leopardi sono ulteriormente discusse in un libro recente di Angela Bianchi, recensito da Cecilia Gazzeri). Il tema del nesso fra il soggetto parlante, inteso come implesso corporeo, e linguaggio, forma infine il filo conduttore del sondaggio effettuato da Lia Formigari su Steinthal, un filosofo la cui rilevanza teorico- linguistica sta sempre più assumendo contorni nuovi. Segnaliamo inoltre l’importante convegno tenutosi nel giugno scorso a Hannover su Leibniz come pensatore linguistico: l’occasione è stata il festeggiamento di un grande leibniziano, Hans Poser, il risultato (descritto qui da Lucia Oliveri) una rassegna aggiornata dei molti motivi per cui il filosofo tedesco ha una funzione centrale nella storia della filosofia del linguaggio e della semiotica della modernità. Questo aspetto, studiato in particolare riferimento al concetto leibniziano di conoscenza cieca o simbolica, forma inoltre l’oggetto di un notevole libro di Matteo Favaretti di Camposampiero, qui discusso da Chiara Fabbrizi. Per finire, il tema della multimodalità come sfondo teorico dell’analisi della sordità e delle funzioni di gesti e lingue segnate, è alla base di un libro recente di Sabina Fontana, recensito e discusso da Giuseppe Segreto.

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